• Aspromonte

    Rider's Journal

  • Un momento di estasi in Aspromonte

    Il diario dei rider è un saggio fotografico che documenta le avventure ed escursioni degli ambassador Husqvarna E-Bicycle attraverso i migliori trail e panorami mozzafiato intorno al mondo.

    Siamo al centro della fiumara Amendolea. Lo spettacolo è oltre misura, dalle forze ineguagliabili. Elegante e terrificante al medesimo tempo.

    È una delle arterie pulsanti di questo territorio. Le altre  sono la Laverde e la Bonamico. È un percorso lungo, arriva fino ai piedi del Montalto, 35 km di ciottoli o 50 di strade di montagna bellissime da percorrere con la bicicletta. È il cuore dell’area dove si può respirare l’essenza stessa dell’Aspromonte.

    Il corpo ciottoloso e sinuoso di questo tormento assopito, sembra quello di un enorme drago. Le pietre, d’infinite tonalità di grigio, sovrapposte una all’altra, sono le squame; l’azzurro iridescente della acqua il ventre; il rumore che fa scorrendo suona come il respiro inquieto della belva che dorme.

    È un essere vivo che cambia repentinamente, ora è placido e apatico ma quando si sveglia genera ansia. Il grido che emette quando la pioggia cade incessante e si incanala nei costoni a strapiombo della montagna è un frastuono.

    La fiumara è portentosa, furiosa, irrefrenabile. Mette paura. Porta via tutto, anche la presunzione umana. Basta guardare la sua maestosità per cogliere la nostra disarmante inferiorità.

    L'origine del nome "Amendolea" potrebbe derivare dalla presenza in zona di parecchi alberi di mandorlo (nel dialetto locale, con il termine "mmenduli" si intendono le mandorle, dal greco Amigdala).

    È un trekking bellissimo quello aspromontano, lungo e faticoso, ma appagante per chi ama pedalare senza fretta e gustare appieno la potenza selvaggia della natura.  Parte dalla costa di Bova Marina e Condufuri e si alza fino al monte più interno, attraversando terreni duri e aspri.

    Il nome italianizzato Aspromonte deriva dalla lingua che gli antichi coloni greci utilizzavano qui: “Aspros”, ovvero bianco, lucente, luminoso. È la terra che, quando albeggia, raccoglie la luce per prima. Il sole, sorgendo ad est, riflette sulle acque delle stretto, incendiando sia il pendio dell’Aspromonte sia, all’orizzonte, l’Etna imbiancato dalla neve.

    La rete di stradine, anche ciclabili, che unisce tutte le terre interne si chiama sentiero dell’inglese. L’inglese a cui fa riferimento il toponimo è precisamente Sir. Liar, che innamoratosi del luogo, nell’ 800 percorse a piedi ogni metro di camminamento facendosi ospitare della famiglie dell’entroterra. Oggi ci sono rifugi e ostelli onesti, puliti, spartani ma gestiti da persone generose e sensibili. Sull’Amendolea c’è Il Bergamotto, ad esempio, con camere accoglienti e una cucina strepitosa.

    Pentedatillo

    Il percorso dell’Aspromonte si può fare anche circolarmente, con partenza e arrivo a Bova. Attraversando mulattiere e sentieri si possono toccare tutti i punti nevralgici di questa terra aspra e al contempo luminosa. Almeno una volta nella vita, tutti dovrebbero passare da Pentedattilo, anche solo per vivere un momento di estasi, un lampo giallo che acceca lo sguardo. “Pente” vuol dire cinque, “dattilo” dita. Cinque dita enormi, ciclopiche, quelle di un demonio che emergono dal terreno quasi volessero ferirlo.

    Se l’Amendolea è il corpo del drago, Pentedattilo è l’artiglio pronto a colpire. Per difendersi da quel terribile graffio, gli uomini, per proteggersi, è come avessero scelto un palmo di mano che li potesse accogliere e difendere. In quel palmo, infatti, hanno costruito il paese.

    Era l‘anno 1000, in pieno Medioevo: prima avamposto greco, poi romano. Dagli anni Sessanta del secolo scorso è un paese disabitato, abbandonato per via di un editto comunale che aveva lo scopo di far sviluppare gli agglomerati urbani della costa. Oggi torna a vivere grazie a poeti, artisti, pittori, musicisti e visionari. Uomini capaci di ritrovare la stessa magia che Pentedattilo aveva un tempo. Uomini che sanno scorgere un’orizzonte: il riflesso del cratere fumante dell’Etna che si specchia sull’azzurro dello stretto.

    Pietra Cappa

    Continuando, si raggiunge un territorio più dolce, più morbido, capace di far cadere paure e immagini stereotipiate. Pura poetica naturale. È la valle delle grandi pietre. Monoliti giganteschi che bucano la foresta, spiccano come germogli selvatici in primavera. Pietra Tonda, Pietralunga. San Pietro e la chiesa rupestre bizantina; al centro, come un colosso, la regina: Pietra Cappa. Si tratta del masso erratico più ampio d’Europa, 4 ettari, alto 148 metri, portato li chissà da quale movimento della crosta terrestre. Cappa vuol dire cava, vuota, come se all’interno ci fosse una gigantesca grotta. Ecco che il labile confine tra verità e leggenda crolla lasciando spazio all’immaginazione.

    Tra le storie popolari che si narrano c'è quella di Longino, il legionario romano al seguito di Ponzio Pilato, reo di aver conficcato nel costato di Cristo crocifisso la lancia acuminata. Si dice che per espiare le proprie colpe sia stato rinchiuso all’interno della grotta. Di notte, dal profondo, si sentono dei forti colpi, come se fosse proprio il vecchio legionario che, al buio, percuotesse le pareti della roccia per trovare una via d’uscita.

    Áfrico Vecchio

    Lo spettacolo è tanto entusiasmante che ripaga della fatica e del disagio che un territorio tanto difficile a volte offre. Non sono molte le aree organizzate, ma il ciclista appassionato, l'escursionista esperto, il trekker naturalista troverà pane per i suoi denti.

    L’ultima tappa del viaggio è Africo... il paese che non c'è più, fantasma per davvero, dove la natura vive la sua reale catarsi. Un atto di rivalsa sullo strapotere degli esseri umani. Si riprende i suoi spazi, infilandosi e rinascendo tra i muri, attraversando le finestre e i portoni, facendo crollare solai e terrazzi, campanili e cupole, cancella frammenti di memoria. È come essere in Cambogia, Vietnam, Thailandia... ma nel cuore profondo del Mediterraneo.

    Un'esperienza di Articolo F. Quaranta

    Destinazione: Soddisfazione allo stato puro

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